Sotto la superficie: I sotterranei della Casa dello Studente

February 13, 2026 00:10:17
Sotto la superficie: I sotterranei della Casa dello Studente
Segrete. Tracce di Memoria XVIII
Sotto la superficie: I sotterranei della Casa dello Studente

Feb 13 2026 | 00:10:17

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Show Notes

In questo nuovo appuntamento per la rassegna Segrete Tracce di Memoria 2026, scendiamo letteralmente nei sotterranei della storia genovese. Insieme a Giacomo Lertora del Centro di Documentazione Logos, esploriamo un luogo che molti studenti incrociano ogni giorno per andare a mensa, ma che nasconde un passato drammatico: l'ex rifugio antiaereo e le celle di detenzione nazifasciste di Corso Gastaldi.

intervista di Marco Monteverde

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Episode Transcript

[00:00:04] Speaker A: Segrete tracce di memoria 2026. La diciottesima edizione della rassegna internazionale raccontata dalle voci degli artisti. Bentornati ascoltatori di Unigiradio, siamo oggi con Giacomo Lertora del Centro di Documentazione Logos per il ciclo di podcast riferiti a Segrete Tracce di Memoria edizione del 2026. Buongiorno Giacomo. [00:00:39] Speaker B: Buongiorno. [00:00:40] Speaker A: Allora prima domanda, Voi di Centro di Documentazione Logos vi occupate delle visite ai sotterranei della casa dello studente. Ci racconti di preciso come funziona, come avvengono queste visite? Qual è il valore di questa iniziativa culturale? Tieni conto che stai parlando di studenti dell'Università di Genova che potrebbero non essere tutti quanti di Genova e magari vorrebbero venire a visitare questo reperto. [00:01:05] Speaker B: Allora noi ci incontriamo nello spazio della Mensa, della casa dello studente di Corso Gastalli, quindi uno spazio che appunto chi è studente magari nelle facoltà scientifiche conosce bene perché frequenta per il pranzo, ma che ha due ambienti separati dalla Mensa che sono il sotterraneo, un ex rifugio antiaereo e le vecchie cellette di detenzione temporanea usate nella seconda guerra mondiale per tenere prigionieri e torturare chi era contro l'occupazione nazifascista che viene appunto fatto vedere. La visita è sempre una visita guidata perché altrimenti sono spazi vuoti e poco parlano da soli. e all'interno di questa visita, che dura più o meno un'oretta, che possiamo fare anche in più lingue perché ci sono tutti volontari, ma c'è qualcuno che parla inglese, tedesco, insomma ci sono un po' di gruppi anche avvicendati nelle visite che non sono tutti talofoni, all'interno di questa visita si cerca di raccontare un po' la storia del posto ma soprattutto anche la storia della riscoperta di questo posto, perché questo posto esistette appunto nel 43-45, ma poi venne murato negli anni 50 e riscoperto dagli studenti che abitavano la casa dello studente di allora negli anni 70. Come si fa a prenotare? Visto che siamo tutti volontari non è semplice, si manda una bella mail al centro di documentazione logo, schiaccia la gmail.com, si chiede se è possibile organizzare una visita, noi ogni tanto imbastiamo dei gruppetti e li portiamo in visita. [00:02:31] Speaker A: Perfetto, un'altra domanda. Voi che quindi tenete viva un po' questa memoria storica di questo luogo che ha visto delle atrocità nella storia, che occorre non dimenticare, Avete presente qualche storia da raccontare agli studenti così, in pochi minuti, per far cogliere proprio l'aspetto anche personale, il vissuto di queste persone che hanno subito tutta questa sofferenza? [00:02:57] Speaker B: Sì, noi diciamo sempre che proprio ai ragazzi, in particolar modo agli studenti delle superiori che vengono qui in visita, questi luoghi offrono una possibilità non scontata. La memoria orale, cioè il nonno che ci racconta, di come ha vissuto la guerra, se ha fatto la resistenza, se non l'ha fatta, di come ha vissuto la prigionia, cos'era il fascismo. Purtroppo è una memoria orale che si sta andando perdendo per questioni biologiche, normali. Quindi i ragazzi che oggi frequentano scuole e università hanno un nonno che magari ha fatto 68, non un nonno che ha fatto la seconda guerra mondiale. Chi viene qui tocca con mano una memoria che magari oralmente si andava perdendo e i manuali non la riescono a restituire alla stessa maniera. Una storia su tutte, secondo me, è nella dedica di questo museo, perché questo museo vuole essere un museo della resistenza europea, quindi non solo focalizzato su quello che è stato il martirio degli italiani sotto il nazifascismo, ma è dedicato a un soldato tedesco, scusi, un soldato, un resistente tedesco, un operaio di Berlino, che con Genova non c'entra nulla, ma i ragazzi che negli anni 70 riscoprirono questi luoghi lessero una delle sue ultime lettere nel libro, lettera dei condannati a morte e della resistenza europea, da lì se ne innamorarono e decisero che era giusto andare un po' oltre quel mito del tedesco nazista, quindi tedeschi uguale cattivi, ed esplorare piuttosto un ragionamento che fosse la guerra non come guerra semplicemente di popoli, ma guerra per interessi, dove tanti ci rimettevano qualcosa nella guerra. e così ovunque la guerra fosse arrivata una naturale, una spontanea posizione. Allora la storia di Seifert è sicuramente una storia interessante, anche se non è una storia genovese, ma appunto l'Ateneo non è fatto di storie genovesi. Quindi c'è questo operario tedesco che partecipa durante ancora la Repubblica di Weimar a uno sciopero, la polizia carica la manifestazione sparando sulla folla, all'altezza uomo, qualche uno dei partecipanti allo sciopero la manifestazione muore, lui invece non muore ma viene colpito a una gamba, che gli amputeranno e quindi sostituiranno con una protesi di legno. E' importante questo dettaglio, perché poi dopo, quando invece si dedicherà alla resistenza al nazifascismo, prima in fabbrica e poi anche nel suo quartiere operaio di Berlino, sarà catturato, fatto prigioniero dai nazisti, gestito con un processo finto, sostanzialmente condannato a morte e poi ghigliottinato il fine gennaio del 1945 dall'SS della Gestapo. E grazie alla gamba, quindi alla protesi di legno, la famiglia riconosce il corpo e trova le lettere che lui ha nascosto nell'incavo della protesi. una storia banale, ma ci dice che tutti questi prigionieri politici che noi maneggiamo magari studiando Resistenza, in realtà dietro ognuno di loro c'è una storia che vale la sceneggiatura di un film. [00:05:52] Speaker A: Grazie mille, questa è una testimonianza importante, anche molto interessante. Ho ancora due domande per te, una locata a Genova e una locata in Europa. Partiamo da Genova. Qual è il ruolo di Genova all'interno della resistenza? Questa città ha avuto un suo protagonismo durante gli anni della lotta al nazifascismo. Secondo te cos'è importante che i ragazzi di oggi, se dovessero ricordare una cosa tra tutte, cos'è importante che ricordino della Genova della resistenza? [00:06:23] Speaker B: Penso che il ruolo che contraddistingue Genova è il ruolo di una resistenza di lavoratori. magari giovanissimi lavoratori, perché all'epoca si andava a lavorare anche a 13-14 anni, in periodo di guerra si era già abili per far qualcosa in fabbrica, al porto e così via. Ed è lì che secondo me il grosso della nostra resistenza nasce. Quindi è una resistenza di opposizione a un destino che sembra segnato, che poi diventerà magari anche politica, ma innanzitutto è il protone davanti alla fabbrica, il protone davanti al porto, e il rifiuto del lavoro coatto, di quel che non si sa dove si va a finire, il rifiuto di diventare giovani soldati per la Repubblica di Salò. E quindi, secondo me, la cosa fondamentale di Genova, della sua resistenza, è proprio nella sua vena di classi, mi piacerebbe dire, cioè di classi e di salariati, di portuali, di lavoratori, di operai. che presi un po' la sprovvista, fanno quello che farebbe ognuno di noi magari, tentano a fuga, cercano un'altra strada, scappa e in quella maniera si schiera, perché poi finisce a schierarsi. [00:07:28] Speaker A: Perfetto, questo mi fa subito collegare all'ultima domanda che ti faccio e poi sei libero di andare, è un aggancio con l'attualità. Prima hai detto una parola che mi ha molto colpito, resistenza europea. Parliamo di Europa. Nel mondo di oggi Secondo te, come occorre declinare il ricordo, la memoria degli eventi del Novecento nell'ottica di risolvere i problemi attuali? È qualcosa di cui si discute tanto ultimamente, ma spesso non si hanno delle vere e proprie soluzioni. A tuo avviso, cosa occorrerebbe fare? [00:08:02] Speaker B: Noi quello che proviamo a fare. Abbiamo detto che questo è un luogo in cui si ricorda la storia in maniera diretta. Noi chiediamo a tutti coloro che vengono, anche proprio nella dedica a questo lavoratore tedesco antinazista, di non fermarsi all'apparenza, all'immediato, e quindi anche di collegare il passato col presente. La storia è una scienza, insegna a leggere il passato, ma anche per capire il presente e magari dare qualche strumento per interpretare il futuro. E allora oggi ne diciamo a tutti quelli che arrivano. qua vediamo le segrete, le prigioni. Quante prigioni sono ancora aperte nel mondo? E allora oggi è antifascista chi è accogliente secondo noi. Il problema delle migrazioni, siamo sicuri che sia un problema e non una risorsa? Soprattutto chi ne arriva, scappa da cosa? Avremmo noi ieri aperto le porte a qualcuno che scappava dalla casa dello studente? E perché non lo dovremmo fare oggi? Se siamo antifascisti, se siamo per ricordare, anche celebrare la resistenza, dobbiamo essere ad esempio accoglienti. Poi c'è tutto il filone del riarmo. La nostra cara Europa oggi riarma, discute di ombrello atomico, dimenticando cosa è successo 80 anni fa, Hiroshima e Nagasaki, gente polverizzata, e oggi invece che se non è un'arma atomica è in tasca, in cantina, non conti nulla. Allora la casa dello studente serve anche per ragionare di questo, la guerra c'è stata, la guerra è morte, la guerra è distruzione, ovunque sia arrivata chi è scampato è scampato, non ha vinto. compresi quelli che hanno perso chiaramente. Quindi il ragionamento è qualche strumento per ragionare sicuramente al presente e per non cadere nella trappola dei buoni contro i cattivi. La guerra ovunque arriva genera morte, per chi la porta, per chi la riceve, ma genera morte e quindi con ogni strumento e ogni mezzo va combattuta. [00:09:57] Speaker A: Grazie, ci sarebbero ancora tantissime domande da fare, ma il nostro tempo qui è poco. Quindi, di nuovo ai ragazzi di Unige, ascoltate il podcast su Segrete, Tracce di memoria edizione del 2026 e ci sentiamo al prossimo episodio. [00:10:14] Speaker B: Grazie e buona fortuna.

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