Episode Transcript
[00:00:04] Speaker A: Segrete tracce di memoria 2026. La diciottesima edizione della rassegna internazionale raccontata dalle voci degli artisti.
Bentornati ascoltatori di Unigiradio, sempre qui per Segrete Tracce di Memoria 2026, l'edizione numero 18 della Rassegna d'Arte Contemporanea sulla memoria. Ora siamo qui con Carlo Martigli, scrittore, nonché grande intellettuale, ci piace dire, e per lei abbiamo preparato qualche domanda.
Allora, la prima.
Lei ha detto una frase, si vis pacem para bellum, dal latino, che però non è mai esistita.
Giustamente ci ricorda che la frase originale è igitur qui desiderat pacem para bellum.
Ci racconti in breve la storia di questa frase.
Hai anche riferito bellum alla bellezza, fornendo un'interessante interpretazione del famoso modo di dire.
[00:01:12] Speaker B: Sì, allora, questa frase, appunto come giustamente hai detto, che non esiste vis pacem para bellum, igitur eccetera, Prepared Bellum, l'ha scritta in un libro Epitome Rei Belli, a cavallo tra il IV e il V secolo, un certo Renato Vegezio, questo tizio qua non era un generale di guerra, non capiva assolutamente nulla, era semplicemente un funzionario imperiale alla corte dell'imperatore Teodosio che scriveva quello che gli diceva l'imperatore e tra l'altro è rimasto famoso più per questa frase per un trattato di medicina veterinaria sulla cura dei muli.
Ecco, questa è tutta la preparazione di questo vegezio.
In realtà che cosa si può dire di questa frase? A parte del bellum che ormai siamo nel tardo latino, non è più il latino classico. Io ritengo, anche dal punto di vista della correttezza dell'etimo, come può apparire, come si dice, icto oculi, che bellum, inteso come guerra, ma bellum, inteso come bellezza, inteso come bello, sono esattamente la stessa cosa Così non la pensa l'intelligenza artificiale che dice che a un certo punto bellum ha un significato completamente diverso perché viene da duellum.
cosa idiota, anche perché l'intelligenza artificiale è il frutto di una sommatoria di articoli e di opinioni che vengono scritte in particolare su queste cose dai potenti, ma dal punto di vista etimo è talmente evidente, la duellum è una dentale, Bellum è una labiale e non esiste al mondo da nessuna parte che dentali e labiali possano avere la stessa origine. Ciò detto, ricordo che Bellus Bella e bellum come aggettivo, neutro, significa la cosa buona, la cosa giusta, la cosa carina se vogliamo, la cosa graziosa, è una bellezza riferita al buono, è un po' il kalos kaiagatos, greco, significa ciò che è bello e ciò che è buono, perché poi il bello dal punto di vista estetico e latino era pulche. Quindi Sivis Pacem, Parabellum, se la vogliamo dire così anche se ripeto la frase è sbagliata, potrebbe voler dire, in un significato un po' esoterico che magari questo studioso Vegezio poteva aver detto, al contrario dell'imperatore che naturalmente non capiva assolutamente nulla, oltretutto era un alfabeta, magari poter dire da una parte apparentemente se vuoi la pace prepara la guerra, in realtà sotto sotto voleva dire se vuoi la pace prepara le cose buone, prepara le cose giuste. Come disse d'altra parte nell'interpretazione Filippo Turati nel 1909, quando a un certo punto in un suo discorso contro le armi disse che a un certo punto questa frase già sbagliata aveva probabilmente lo stesso significato di quelli dell'oracolo di Delfo che chiaramente erano tutta una mistificazione.
Ricordo famosa la frase dell'oracolo Idelfo quando diceva, un soldato aveva chiesto, vado in guerra, sopravviverò?
E l'oracolo gli rispose, per scritto, redibis non morieris in bello, che uno la può leggere in tutti e due i modi, redibis ritornerai non morieris in bello, non morirai in guerra, oppure redibis non, non ritornerai, morieris in bello.
Come mistificazione si dispace un parabellum nel significato «se vuoi la pace, prepara la guerra».
[00:05:10] Speaker A: Bello ritornare un po' al liceo, io ho fatto il classico, quindi il latino e il greco ce li ho un po' nel sangue, quindi sentire questo intervento e quest'ottima sintesi che sicuramente sarà utile ai ragazzi dell'università per recuperare l'intervento a cui eventualmente potrebbero non essere venuti oggi, è sempre allietante sentire parlare anche di etimo e anche un po' di classicismo.
Oggi ha detto una frase, che mi ha colpito, se una frase antica non deve essere necessariamente bella o giusta, questa la incornicerei sui muri perché la ritengo estremamente precisa, le chiedo in quali contesti si abusa dell'antico per giustificare fatti o vicende, in particolare chi lo fa?
[00:05:57] Speaker B: Intanto si prendono queste frasi, ripeto anche che potevano essere del tutto imbecille, naturalmente ognuno se ne gira a prodomo propria, nel senso che oggi questa frase si dispace in parabellum e dice questa è la saggezza antica, un corno, non c'entra per nulla. Ho ricordato oggi delle frasi molto più sagge che erano quelle attribuite a Seneca cioè i regolamenti, come ci si dovrebbe comportare, che è oneste vivere, vivere onestamente su un cuicue tribuere, cioè dare a ciascuno il suo, nel senso dare un abbraccio quando serve ma anche uno schiaffone dall'altra parte, cosa, parentesi, faceva anche Gesù quando prende a pedate quelli che erano nel Tempio, e poi oneste vivere, basta, questi tre, ecco. Queste frasi però non le ricorda nessuno perché a un certo punto non fanno comodo, non portano acqua al proprio mulino e ce n'è pieno di queste frasi, come a un certo punto quando Cicerone diceva di Catelina, finiva le frasi dicendo che bisogna uccidere Catelina o come quando si diceva dall'altra parte che bisogna distruggere Cartagine.
se ci fosse stata l'alleanza tra Cartagine e Roma e poteva esserci non ci sarebbero state le guerre, però la guerra è comoda anche all'epoca, la guerra è un problema di carattere economico, i romani conquistarono mezzo mondo come vorrebbe fare Trump adesso per motivi di carattere economico e ho ricordato prima il discorso delle crociate, le crociate, la guerra santa, ma la guerra santa è un corno, Era un motivo di carattere economico, chi possedeva Gerusalemme poteva intercettare con le navi il traffico commerciale fondamentale tra Oriente e Occidente e tra Occidente e Oriente, quindi musulmani da una parte volevano intercettare, cristiani da una parte volevano intercettare e gli ebrei che nel mezzo le pigliavano da una parte e dall'altra.
[00:08:03] Speaker A: Ricordiamo, giusto per gli ascoltatori che potrebbero non saperlo, che Carlo Martigliani ha anche una formazione e un'esperienza lavorativa in ambito economico, quindi quando parla di motivazioni economiche ne parla con una certa cognizione di causa.
Un'altra domanda, regimi passati e, speriamo di no, regimi futuri.
Se vis pacem para pacem, quali sono secondo lei i passi da evitare per trasformare in realtà un futuro di guerra e di oppressione sistematica?
[00:08:31] Speaker B: Se avessi una ricetta in questo momento sarei o a capo di un grande partito politico oppure sarei morto, probabilmente ucciso da qualche cecchino del potere. Il problema è che una cosa è fare una diagnosi di questa struttura, una cosa è individuare la terapia e quindi essere in grado poi di poter indicare la strada per modificare questo stato di cose.
Quello che si può dire è questo, che dovunque Nel corso della storia, per rispondere alla sua domanda, si sia operato nel senso di dire di preparare la guerra per arrivare alla pace, sono state tutte queste operazioni smentite dai fatti dal punto di vista storico.
per cui è una bagianata totale civis pacem para bellum, però fa comodo a chi?
Alla lobby delle armi, ai parlamentari che probabilmente o per ignoranza o per interesse personale sono interessati a far sì che vengano prodotte le armi, Noi purtroppo, anche l'Italia, siamo il quarto produttore di armi del mondo, le vendiamo a tutti, ma non solo noi, il Giappone. Non so se vi ricordate, forse una decina di anni fa, più o meno, quando c'era l'ISIS, un terrorismo, non chiamarlo islamico perché è come dire terrorismo cristiano, quindi è una vergogna, era un terrorismo e basta.
avevano, mi ricordo una fotografia, che c'erano tutte queste macchine della Toyota, con su scritto Grande Toyota, tutte con il mitragliatore a bordo, ci saranno state almeno una cinquantina di macchine così.
Chi è che gli dava i soldi? Non è che la Toyota finanziava, la Toyota vendeva queste cose e non gliene fregava nulla a chi le vendeva, come non gliene frega nulla alla Leonardo di vendere le armi tra virgolette, lo sappiamo, inutile nasconderci di attundito, tramite triangolazioni le nostre armi vanno a finire da tutto. Io non so se quelli dell'ICE hanno le pistole Beretta, probabilmente le hanno perché la polizia americana usa regolarmente le nostre armi.
[00:11:03] Speaker A: Un'ultima domanda, questa esula un po' dall'intervento che ha proposto oggi, ma si basa su un principio che lei ha citato.
Lei ha detto la parola ribellione a una certa, inteso con una sua interpretazione come ritorno alle cose giuste, alle cose belle, sempre ricollegandosi a questo etimo di Bellum.
Il tema della ribellione è molto presente nell'attualità, come crede che debbano essere le ribellioni? Cosa si deve fare e cosa invece tradisce la causa?
[00:11:37] Speaker B: La ribellione deve essere proporzionale a quella che è diciamo se andiamo verso contro la guerra a quella che è la guerra, nel senso che se io mi devo giustamente ribellare a qualcuno che per esempio mi vuole derubare del portafoglio, mi ribello, vado contro un'azione violenta, voglio dire, tirare un cazzotto o cose di questo genere può essere più che sufficiente, certo non prendo la pistola o non gli tiro la coltellata perché sproporzionato a quello vero. Nel momento che mi uccidono la famiglia, mi distruggono la casa, mi torturano o cose di questo genere, allora io credo che la ribellione, quindi a usare anche gli stessi mezzi, io penso per esempio alla Palestina, alla Palestina, credo che se fossi palestinese, fortunatamente non lo sono, io sarei spinto a far parte di Hamas.
Arrivo a dire questo, che è un assurdo, però quello che si sta creando, quello che ha creato questo tipo di governo di Israele, da non confondere con il discorso dell'ebraismo che è tutta un'altra cosa, non fanno altro che fomentare l'odio. Cosa può pensare un bambino di 5-6 anni che da anni vede questa distruzione dei propri genitori, delle uccisioni? Qual è l'animo?
Cosa diventerà da grande?
Bene, allora tutto deve essere secondo me proporzionato.
Se uno mi mette una pistola davanti alla tempia di mia figlia e sta per sparare, io sparo.
[00:13:42] Speaker A: Grazie per questa riflessione, si tratta di cose anche difficili da sentire, spesso non banali.
Speriamo che queste possano far riflettere e a loro modo essere frutto di riflessioni, anche magari contestazioni, perché no, da parte della comunità studentesca di Genova. L'importante è il dialogo e provare a muovere un pochettino i meccanismi del nostro cervello, magari della nostra mente.
[00:14:05] Speaker B: Le cose che ho detto e che penso sono tutte opinioni e in quanto opinioni, quello che ha detto è giustissimo, sono opinabili. L'importante è che attraverso la discussione si mettono a confronto e non a scontro le opinioni di persone diverse tra loro.
[00:14:25] Speaker A: Grazie mille, allora salutiamo gli studenti dell'Università di Genova e siamo andati un po' lunghi con i tempi però c'era necessità e quindi speriamo di sentirci di nuovo presto per un altro podcast riferito a Segrete Tracce di Memoria 2026 edizione 18.
[00:14:43] Speaker B: Grazie, grazie a tutti.